domenica 2 agosto 2015

La preghiera: dialogo d'amore con Dio - Lettera n° 2 – Tratta da “Lettere agli amici” su come vivere la fede cristiana di padre Basilio Martin



Caro Roberto, ogni volta che ci incontriamo mi confidi sempre la gioia che provi per il tuo rapporto intimo con Dio: lo preghi tutte le mattine e soprattutto in macchina quando ti sposti da casa per dirigerti sul posto di lavoro. Sento che vuoi bene a Gesù e che desideri conoscerlo sempre meglio per entrare il più possibile in sintonia con lui. E questa sintonia, ti ricordo, avviene proprio attraverso la preghiera, mezzo che Egli stesso usava per rimanere in stretta comunione con il Padre celeste. Non faceva nulla Senza prima averlo consultato. Ne hai prova quando nel Getsèmani, in preghiera, chiese al Padre di allontanare da Lui quel calice amaro che gli sarebbe stato offerto di lì a poco da bere: “Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice; tuttavia non avvenga quello che io voglio, ma quello che vuoi tu” (Mt. 26,39). Ti scrivo dunque, per confermare la bontà della tua scelta e per aiutarti a proseguirvi, alcune considerazioni che Sicuramente ti Serviranno a Solidificare il tuo rapporto con il Padre. Ti dico subito che Gesù non è stato tanto insistente con i suoi discepoli su comportamenti da tenere, come la castità, la povertà, la giustizia e altro, quanto sulla preghiera. E questa sua insistenza l'ha manifestata in due modi: con l'insegnamento e la testimonianza. Con l'insegnamento: “Bisogna pregare senza stancarsi” (Lc. 18,1-9); “Pregate in ogni tempo” (Lc 21,36); “Pregate per quelli che vi perseguitano” (Lc 6,28); “Pregate che la vostra fuga non avvenga d'inverno” (Mt. 24,20); “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” (Lc. 22,40); “Raccontò loro una parabola per mostrare che dovevano di continuo pregare” (Lc. 18,1). Con la testimonianza: Prima di iniziare il Suo ministero si ritirò nel deserto a pregare (Lc. 4, 1ss.); pregò prima di scegliere i dodici apostoli (Lc 6,12-15); lo fece prima di insegnare ai suoi discepoli a pregare (Lc. 11,1-4); pregò prima di affrontare la passione (Lc. 22,41) e prima di morire (Lc 23, 46). Dicono gli evangelisti che “all'alba, mentre tutti dormivano, Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare” (Mc. 1,35); “la sera, congedata la folla, si ritirava solo Sul monte a pregare, e pregava tutta la notte” (Mt. 14,22-23). Era così importante per lui la preghiera che spesso ignorava la folla che lo attendeva per essere guarita dai mali da cui era afflitta: “Al mattino presto, si alzò, uscì di casa e andò su un luogo deserto e là si mise a pregare. Ma Simone, con quei che erano con lui, andò a cercarlo, e, trovatolo, gli dissero; Tutti ti cercano (Mc. 1,35-37)”. Luca ci racconta che “La sua fama si diffondeva sempre più e il popolo accorreva in folla per ascoltarlo e per essere guarito dalle sue infermità. Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari e pregava” (Lc 5,15-16). Affermava qualcuno che “la preghiera non è altro che accordarsi con il respiro di Dio”. Da questo puoi capire perché Gesù, davanti alla tomba di Lazzaro, prima di risuscitarlo da morte, alzò gli occhi al cielo e disse al Padre: “Padre, ti ringrazio di avermi esaudito. Sapevo bene che mi esaudisci sempre” (Gv 11,41-43): respirava con la stessa frequenza del respiro del suo Padre celeste.

La preghiera dunque, caro Roberto, non è altro che un dimorare con Dio, è renderlo presente nella propria vita, è introdursi affabilmente nella vita di Dio ed acquisire la sua volontà, è tenere per mano Dio durante il nostro cammino. Sono convinto che avrai incontrato spesso amici e anche sacerdoti che, con atteggiamenti da sufficienti, ti avranno detto che non si può stare tutto il giorno a pregare, che oggi la vita è così frenetica che si fa già fatica a trovare il tempo per stare in famiglia, figuriamoci perciò trovare il tempo per dedicarsi alla preghiera. Ti avranno poi detto che quello che serve al cristiano non è tanto il pregare, quanto fare il proprio dovere, inteso come sovvenire alle necessità della propria famiglia e andare incontro alle esigenze dei poveri. Allora ti racconto cosa successe tanti anni fa all'entrata dello stadio di Milano. Era il 23 aprile del 1977 e Madre Teresa di Calcutta, conosciuta in tutto il mondo per la sua dedizione ai poveri, fu invitata per rendere testimonianza della Sua vita davanti a migliaia di giovani. L'accompagnava padre Mario Meda, un sacerdote che era stato tanti anni missionario in Birmania. Prima di entrare, Teresa di Calcutta chiese a padre Mario: “Quante ore preghi ogni giorno?”. Il missionario rimase sorpreso da una simile domanda e cercò di difendersi dicendo: “Madre, da lei mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perché mi chiede quante ore prego?”. Madre Teresa gli prese le mani e le strinse tra le sue quasi a volergli trasmettere ciò che possedeva nel suo cuore, e gli confidò: “Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per aiutare i poveri! Ricordati: io sono solo una povera donna che prega. Pregando, Dio mi mette il suo amore nel cuore e così posso amare i poveri!”. Tu, caro Roberto, come pensi di amare la tua sposa, i tuoi figli, gli amici che ti circondano se Dio non ti riempie il cuore del suo amore? E come pensi di ottenere questo amore da Dio se non gli dimostri che lo ami respirando con il suo stesso respiro, quel respiro che Gesù sintonizzava di continuo con quello del Padre attraverso la preghiera? Si racconta che un giorno un bambino, che cercava di sollevare una grossa pietra, non riuscisse a muoverla. Suo padre, che lo osservava, alla fine gli disse: “Sei certo che stai usando tutta la tua forza?”. “Sì!”, gridò il bambino. “Non è vero - gli disse il padre -, non mi hai chiesto di aiutarti”. A questo punto ti chiederai: qual è allora il giusto modo per pregare? Il fondatore dei monaci camaldolesi di Monte Corona, il beato Paolo Giustiniani, a tale tua domanda così rispose: “Non si troveranno mai due uomini che pregano nella stessa maniera, ed anche per ogni uomo il modo di pregare varia quasi ogni volta. E' perciò vano e superfluo ricercare un metodo di orazione: il metodo migliore è quello di pregare senza metodo. Ciascuno dunque si attenga al modo di pregare al quale si sente inclinato”. Infatti san Francesco, definito “uomo tutto preghiera”, era molto libero nel suo colloquiare con il Signore. Racconta frate Leone che una notte, vedendo che Francesco non era nella sua cella, lo andò a cercare per la selva di La Verna dove insieme si erano ritirati in solitudine. E trovatolo “lo vide stare ginocchioni in orazione con la faccia e le mani levate al cielo, e in fervore di spirito sì dicea: “Chi sei tu, o dolcissimo Iddio mio? Che sono io, vilissimo verme e disutile servo tuo? E queste medesime parole pure ripetea, e non dicea niuna altra cosa” (cf. L. Ignacio “Nostro fratello di Assisi”, Ed. Messaggero Padova, pag.293-294). E a conferma di quanto sia valido questo modo di pregare, ti trasmetto la testimonianza data dal vescovo vietnamita Francesco Ngu yen Van Thuan, per tredici anni rinchiuso in prigione dal partito comunista, per cui ora è stata aperta la causa di beatificazione. Egli racconta: “Mi viene alla memoria una storia, quella del vecchio Jim. Ogni giorno, alle 12, Jim entrava in chiesa, per non più di due minuti, poi usciva. Il sacrestano era molto curioso e un giorno fermò Jim e gli domandò: -Perché vieni qui ogni giorno? -Vengo per pregare. -Impossibile! Quale preghiera puoi dire in due minuti? -Sono un vecchio ignorante, prego Dio a modo mio. –Ma che cosa dici? -Dico: Gesù, eccomi, sono Jim. E me ne vado. Passano gli anni. Jim, sempre più vecchio, malato, entra in ospedale, nel reparto dei poveri. In seguito, sembra che Jim stia per morire, e il prete e la religiosa infermiera stanno vicino al suo letto. -Jim, dicci: perché, da quando sei entrato in questo reparto, tutto è cambiato in meglio, e la gente è diventata più contenta, felice e amichevole? -Non lo so. Quando posso camminare, giro di qua e di là, visitando tutti, li saluto, chiacchiero un po' ; quando sono a letto, chiamo tutti, li faccio ridere tutti, li rendo tutti felici. Con Jim sono sempre felici. -Ma tu, perché sei felice? -Voi, quando ricevete una visita ogni giorno, non siete felici? -Certo. Ma chi viene a visitarti? Non abbiamo mai visto nessuno -Quando sono entrato in questo reparto, vi ho chiesto due sedie: una per voi, una riservata per il mio ospite, non vedete? -E chi è il tuo ospite? -E' Gesù. Prima andavo in chiesa a visitarlo, adesso non posso più; allora, alle 12, Gesù viene. -E che cosa ti dice Gesù? -Dice: Jim, eccomi, sono Gesù!... Prima di morire, lo vediamo sorridere e fare un gesto con la mano verso la sedia vicina al suo letto, invitando qualcuno a sedere. Sorride di nuovo e chiude gli occhi. E così, quando le forze mi mancano e non riesco neanche a recitare le mie preghiere, ripeto: “Gesù, eccomi, sono Francesco”. Vengono gioia e consolazione, ed esperimento che Gesù risponde: “Francesco, eccomi, sono Gesù”. Caro Roberto, spero con questo breve scritto di aver dato risposta a tutte le domande che mi poni spesso durante i nostri incontri. Ti auguro di gustarti la dolce compagnia che sa offrire il nostro comune Fratello. E ti chiedo, quando lo incontri, di esortarlo ad avermi presente nel suo colloquio con il Padre, e di aiutarmi, come ha aiutato Jim, ad avere tanta confidenza e fede nella sua presenza. Ti saluto e benedico la tua cara sposa e i tuoi figli. 
 
Con affetto padre Basilio Martin






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